Claudia Bellocchi, una tavolozza a cavallo dell’Atlantico

“Buenos Aires...sei tu per me!” Così la romana Claudia Bellocchi chiama una serie di suoi dipinti in mostra all´Auditorium Dionisio Petriella della Dante di Buenos Aires dal 13 novembre al 3 dicembre. Forse andrebbe più "a faciolo" il titolo "Mondo... Sei tu per me!"
Senza steccati si prospettano infatti le fatiche di quest´artista di due mondi alla conquista pennello in resta di consensi all´ombra del "Cupolone" che l´ha messa alla luce e dell´Obelisco che la vede di casa in una Buenos Aires megalopoli dalle 55 etnie a monte di realtà tanto contrastanti con, quanto analoghe a, quelle del Belpaese. Universalità sottotraccia nel retaggio di pulsioni e di cultura caratteristicamente "rioplatense," a un tempo locali e in sintonia con il resto del mondo.
Le immagini della Bellocchi - informale sottobraccio a figurativismo - fanno l´impressione di cogliere il qui e ora, l´"hic et nunc," e di mostrarlo come accenni a un corteo di maschere nella commedia dell´arte che è la vita dovunque, a prescindere delle apparenze di diversità.
Senza paletti nel tempo sembra anche operare la Bellocchi. Certi suoi tratti cromatici e grafici partono da lontanissimo. Dalle creazioni nelle caverne - Altamira, una su tutte - primi reperti pittorici dell´umanità. Un modo semmai di calarsi nelle essenze.
In apertura al catalogo della rassegna, Osvaldo Mastromauro centra questa tavolozza SPQR. Scrive: "El acaecer y hasta la contrariedad le sirven para plasmar en obra el antiguo y siempre renovado tema de la ambivalencia, del viaje a lo desconocido. Figuras trashumantes que atraviesan la tela, libertad en el imaginario que la puebla, todo confluye en la búsqueda y hallazgos de un nuevo lenguaje, sincretismo cultural poblado tanto de garras y feroces colmillos como de ensimismadas mujeres.
"Allí es donde en el reducido espacio de un cuadro diversas situaciones acaecen, y su impronta invita a sumergirse en ellas, arabescos que se convierten en vórtices, lo humano en ocasiones apuntando como tema fantasmagórico, texturas que revelan la ambigüedad del residir en dos mundos simultaneamente. Ciertos pasajes disparan imágenes cuya potencia y libertad irrumpen indeleblemente en el espectador, tendiendo un puente entre Italia y su hija pródiga en América."
Un critico d´arte che non si scrive addosso. Più unico che raro.

ROMANO MARTINELLI (Tribuna Italiana n. 1382 del 30 dicembre 2010)