Nota critica alla serie “Buenos Aires… sei tu per me!” del Prof. Osvaldo Mastromauro direttore del museo Yrurtia.

Fruttifero ponte

 Chi lascia la sua patria per inserirsi in una nuova terra, vive la scoperta ma allo stesso tempo una sfida: il risultato una vertigine in cui le immagini si succedono vorticosamente fino ad incorporare nuovi codici, e adattarsi allo slang locale e ai costumi differenti.  
E’ naturale che tutto questo si  rispecchi nelle sue opere.
E’ proprio per questo che il nostro famoso obelisco è incorporato nelle sue tele e preso simbolicamente come simbolo di questa Buenos Aires - gigantesca Babele - da Claudia Bellocchi.

Claudia mantiene della sua formazione europea le sfumature ed i colori, incorporando segni e altre tecniche derivanti dall’esperienza di un continente
giovane ed inserendosi nella sua tradizione (molto antica in se stessa e viva ), aggiungendo  in più una connotazione simbolica.

Tutto ciò che accade fino agli aspetti più fastidiosi, contribuisce a plasmare nei suoi quadri l’antico ma sempre attuale tema dell’ambivalenza, del viaggio e dell’ignoto.  Esseri transumanti che attraversano la tela e che la popolano in un immaginario completamente libero; tutto confluisce in una ricerca e con risultato di un nuovo linguaggio, un sincretismo culturale rappresentato tanto con artigli e zanne feroci come da donne che rappresentano se stessa.

È proprio là, nello spazio limitato del quadro, che tutto accade ed è là che il suo stile invita ad immergersi in questo, arabeschi che si convertono in vortice, la figura umana usata simbolicamente come dimensione fantasmagorica, la composizione che rivela l’ambiguità di risiedere in due mondi simultaneamente.
Alcune rappresentazioni producono immagini la cui potenza e libertà irrompono indelebilmente nello spettatore fino a creare un ponte tra l’Italia e la sua figlia in America.  
                                                                                                              

Osvaldo Mastromauro

Buenos Aires_ primavera 2010